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Unknown Unknowns, la recensione della mostra in Triennale


Nel 1958 Mao Zedong, presidente della Repubblica Popolare Cinese, mobilitò i contadini cinesi per sterminare tutti i passeri del paese, accusati di mangiare il raccolto. La “Campagna di sterminio del passero” fu la prima fra quelle denominate di “Eliminazione dei Quattro Flagelli”, che vide uccidere dapprima i volatili, e poi zanzare, mosche e topi. La storia di questo disastro ambientale è spesso citata da studiosi e filosofi come caso esemplare del modo in cui noi umani abitiamo il pianeta e ci relazioniamo con le altre specie viventi. Nonostante gli sviluppi tecnologici e i passi in avanti fatti in termini di coscienza ecologica, il modo con cui interveniamo sul pianeta è rimasto pressoché lo stesso: la sicumera di Mao Zedong non è tanto diversa da quella dell’imprenditore Elon Musk nel proporre le sue Gigafactory, enormi fabbriche di batterie che stanno scatenando le proteste degli ambientalisti di mezzo mondo.

la xxiii triennale di milano

Unknown Unknows, la mostra principale della XXIII Triennale di Milano

Gianbellomo

Una cosa dovremmo aver capito da qualche anno: l’ecosistema in cui viviamo è molto più complesso di quello che crediamo e ogni nostra azione ha delle ripercussioni che spesso non possiamo nemmeno immaginare. Dobbiamo abituarci al fatto che le nostre capacità percettive e analitiche sono molto limitate.

Cosa fare allora? Un primo passo potrebbe essere predisporci al dubbio, abbandonare (quasi) ogni certezza e le analisi superficiali della realtà. Per questo in tutto il mondo – o meglio, in quello occidentale – si moltiplicano le iniziative artistiche per educarci alla complessità e allenarci ad abitare l’ignoto e l’inconoscibile. Con questa prospettiva è stata organizzata la 23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano, dal titolo “Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries”. La manifestazione del museo di design milanese ambisce – come era stato per la precedente “Broken Nature” – ad avvicinare un pubblico vasto alle tematiche ambientali, partendo dalla peculiare prospettiva offerta dal mondo del design.

unknown unknows, la mostra principale della xxiii triennale di milano

Unknown Unknows, la mostra principale della XXIII Triennale di Milano

Gianbellomo

Il titolo “Unknown Unknowns” illustra perfettamente l’attitudine dell’iniziativa: viene affrontato il tema dell’ignoto, interrogandosi sui misteri del mondo conosciuto e aprendo uno spazio di riflessione su “quello che non sappiamo di non sapere”. “Unknown Unknowns” è un paradosso socratico 2.0, in cui l’ignoto diventa una nuova dimensione esistenziale. Superato l’antagonismo tra ciò che conosciamo e che non conosciamo, diventa un elemento di stupore di fronte alla vastità di ciò che ci sfugge.

Al centro della costellazione di mostre, installazioni ed eventi organizzati da Triennale Milano dal 15 luglio all’11 dicembre 2022 troviamo una grande (omonima) mostra tematica, curata da Ersilia Vaudo, astrofisica e Chief Diversity Officer all’Agenzia Spaziale Europea.

Il percorso espositivo presenta più di cento tra opere, progetti e installazioni di artisti, ricercatori, architetti e designer internazionali che si confrontano – più o meno esplicitamente – con l’ignoto. La mostra comprende quattro special commission che la Triennale ha affidato al designer giapponese Yuri Suzuki, alla designer italiana Irene Stracuzzi, al collettivo di architetti statunitensi SOM, e all’artista turco- americano Refik Anadol. Sono le contaminazioni interdisciplinari a caratterizzare “Unknown Unknowns”: è possibile trovare un lavoro dell’artista Bruce Nauman accanto al frammento di un meteorite; ammirare la complessità delle architetture sotterranee costruite dalle formiche e successivamente le stazioni spaziali che lo studio BIG ha immaginato per la NASA; passare dalla scala dei batteri a quella dell’universo, dal frammento di tempo infinitesimale a riflessioni sulle ere geologiche.

unknown unknows, la mostra principale della xxiii triennale di milano

Unknown Unknows, la mostra principale della XXIII Triennale di Milano

Gianbellomo

unknown unknows, la mostra principale della xxiii triennale di milano

Unknown Unknows, la mostra principale della XXIII Triennale di Milano

Gianbellomo

Quella curata da Vaudo è una mostra che incuriosisce facilmente e che ci fa sentire felicemente ignoranti. È una mostra in cui l’arte gioca con la scienza e viceversa, esplorando le tante possibili intersezioni tra ambiti apparentemente diversi e inconciliabili: fiction e tecnologia, teoria e immaginazione, fisica e superstizioni, fede ed evoluzione. D’altronde l’astrofisica è addetta alla diversità per l’ESA, ed è convinta che è proprio dalla messa a sistema di visioni differenti e apparentemente inconciliabili che possono nascere nuove idee.

In questo contesto, la forza di gravità è vista come “il primo e più grande designer: un artigiano che, con la sua mano, instancabilmente modella il contenuto dell’universo cui apparteniamo, determinato nella sua ricerca di perfezione. (…) Se osservata da una prospettiva cosmologica, la gravità diventa essa stessa design. Non è più una forza, un’antagonista, ma si trasforma. Una nuova geometria, una linea che emerge dalla curvatura dello spazio-tempo in cui scivolare, senza sforzo.”

unknown unknows, la mostra principale della xxiii triennale di milano

Unknown Unknows, la mostra principale della XXIII Triennale di Milano

Gianbellomo

Un tema affrontato – anche se non esplicitamente – dalla mostra è forse uno dei più delicati e urgenti della contemporaneità: come raccontare la scienza, come diffonderla senza doverla “spiegare”, come utilizzarla per attivare l’immaginazione. Abbiamo visto negli ultimi anni di pandemia come l’impreparazione di molti giornalisti sia stata una concausa di disinformazione e complottismi vari. Il sistema di informazione contemporaneo ha come vizio la mancanza di interesse nelle visioni a lungo termine, tanto è preso a inseguire gli interessi del qui e ora.

unknown unknows, la mostra principale della xxiii triennale di milano

Unknown Unknows, la mostra principale della XXIII Triennale di Milano

Gianbellomo

“Unknown Unknowns” è una di quelle mostre che “non vuole dare risposte ma fare le giuste domande”. Questa frase negli ultimi anni è diventata un po’ un cliché per curatori insicuri e che non vogliono esporsi troppo, ma in questo caso è una posizione corretta. Anzi, anche se parte da queste premesse, il percorso espositivo una prospettiva finale la offre: la mostra termina infatti con un elogio alla matematica, che non è la soluzione a tutti i nostri quesiti ma piuttosto un approccio alla scoperta, una postura da adottare.

“Al cuore del concetto di ‘Unknown Unknowns’ c’è il timore di una inesorabile rassegnazione all’inconsapevolezza – spiega Vaudo. Se una traccia di accessibilità con ciò che non sappiamo di non sapere fosse mai possibile, è forse un filo: quello della matematica. Che può consegnarci realtà a cui non siamo ancora preparati, inimmaginabili ed inimmaginate.”

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Unknown Unknows, la mostra principale della XXIII Triennale di Milano

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