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Strappare lungo i bordi: parla Zerocalcare


E le sneakers? I tuoi personaggi indossano brand molto riconoscibili: fanno anche questi parte del tuo abbigliamento o sono un simbolo?

Sono cresciuto dando molto valore alle sottoculture – punk, skinhead… – e tutte hanno un forte rapporto con i simboli e con determinate marche. Lonsdale, Adidas sono diventate, anche all’insaputa degli stessi brand, dei simboli all’interno di un codice di strada in cui tutti si riconoscono. Quindi le marche che si vedono nei miei disegni rimandano – per chi ha gli strumenti per decodificarli – a quei mondi lì.

Parliamo proprio di sottoculture a pag. 71 del numero di febbraio di Vogue Italia, e abbiamo notato come le generazioni più giovani abbiano meno codici estetici di identificazione…

Le sottoculture a cui faccio riferimento sono poco gettonate adesso. Un ragazzino di oggi è statisticamente improbabile che scelga il punk. Oggi c’è la trap e cose che non ’sto a dì perché sembro un vecchio che dice cose già passate. E anche se mi taggano nelle stories, ho pochissimo rapporto con quella fascia di età.

Parlando di social, ultimamente hai postato su Instagram una vignetta in cui, parlando delle interviste, scrivi “vorrei scoppiarli di botte, ma devo fa’ quello zen”. Sono un po’ preoccupata…

Il problema è la titolazione e i virgolettati. Uno prova a dare risposte naturali, che poi decontestualizzate sembrano avere un tono molto più grave e quella roba te fa’ sembra’ un deficiente.

Ok, ti sto registrando e cercherò di non decontestualizzarti. Cambiando argomento, sempre in Strappare lungo i bordi, parli del “vittimismo piagnone dei maschi”. Non ti hanno criticato per questa dichiarazione di genere così definita?

Non esiste un solo aspetto che non sia stato criticato. In quel dialogo specifico, sì i maschi si sono sentiti attaccati perché raccontavo un privilegio che secondo loro non esisteva.

Senza rientrare nel polemica del linguaggio troppo romano, ti segnalo però che molti miei amici del Nord, mi hanno detto che, a volte, si perdevano dei dettagli, anche perché parli molto veloce.

Ho rallentato tantissimo. E l’ho pure epurato. Farlo ulteriormente significava fare n’altra cosa.

Michele Rech, in arte Zerocalcare



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