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Pierpaolo Piccioli dialoga con Marco Rambaldi in esclusiva per Vogue Italia


Marco Rambaldi, bolognese, 31 anni, è il primo designer  emergente scelto da Pierpaolo Piccioli per il progetto di mentoring che sta sviluppando con Cnmi.

Altro punto in comune è l’utilizzo del “noi”, il team sempre messo al centro nelle conversazioni di Rambaldi e le celebri immagini dei finali di sfilata e dei backstage Valentino, con il team intento a festeggiare. «L’interazione è fondamentale dall’inizio del processo creativo fino alla fine, con le persone a me care, con i miei collaboratori e con gli artigiani: da tutti loro imparo qualcosa», dice Rambaldi. «Io parto sempre dalla fine, dal risultato che ho in testa e poi lascio libere le persone, voglio che facciano parte del processo e non che siano solo degli esecutori. Come sottolinea Marco, poi, i laboratori sono fondamentali ed è un peccato che in Italia non li abbiamo mai celebrati abbastanza, preferendo un’idea di designer-star nata negli anni ’70», aggiunge Piccioli. Chi invece ha guadagnato attenzione negli ultimi tempi sono i giovani. Rambaldi riflettendoci dice che forse il rallentamento dovuto alla pandemia ha aiutato, «avendo avuto il tempo di dare visibilità ai giovani si è capito che ci sono effettivamente designer che hanno qualcosa da dire. Ma avere un brand indipendente oggi è complicato soprattutto per una questione economica e il supporto dei big e delle istituzioni è davvero prezioso».

Per Piccioli l’iniziativa intrapresa con la collaborazione della Camera Nazionale della Moda Italiana è solo il punto di partenza, un modo per supportare il sistema e una promessa da ripetersi stagione dopo stagione. E che, si spera, genererà un’onda positiva di grandi che supportano i piccoli. «Credo che ogni storia debba essere locale e personale per essere interessante a livello universale. E che un brand come Valentino possa far parte di due sistemi – le due camere della moda, quella italiana e quella francese – e supportare la moda in modo più ampio. L’importante è tenere al centro la creatività, piuttosto che gli interessi economici. Personalmente aspiro a lavorare in un settore in cui la creatività è messa al centro e in cui ognuno lavora onestamente per rispettare i propri valori. Questa iniziativa è importante perché è importante avere qualcuno che sappia riconoscere il tuo talento ma anche che ti lasci libero di esprimerlo come vuoi. Io ho avuto la fortuna di essere circondato da tante persone che mi hanno dato la possibilità di essere quello che volevo essere. Vengo da Nettuno, un paese lontano da tutto, e non avrei mai immaginato nella mia vita di diventare il direttore creativo di Valentino. Me lo ricordo ogni giorno e credo sia stato centrale il non aver mai pensato di dover essere diverso, di dovermi adattare a delle logiche e delle dinamiche. Per questo devo dire grazie a tutte le persone che mi hanno accettato e che mi hanno permesso di esprimermi per come ero».



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