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“Le carte di identità”: dialogo e sperimentazioni tra Pineider e Antonio Marras

Dopo l’attesa sfilata digitale di mercoledì 22 settembre, Antonio Marras continua la sua lettura del mondo attraverso l’installazione “Le carte di identità”: da sabato 25 settembre per le due settimane successive la Boutique Pineider di Via Manzoni 12 a Milano vivrà rimandi e corrispondenze tra i disegni dello stilista e la naturale imperfettibilità della carta. I raffinati spazi del flagship store milanese accoglieranno l’arte di Marras attraverso alcune creazioni realizzate appositamente e l’esposizione di una collezione di 36 vasi di ceramica.

Antonio Marras

Una parte del progetto “Le carte di identità” nasce dalla poetica del riuso messa in atto da Marras, che incontra la necessità espressiva e la voglia di dare una seconda vita alla carta di Pineider destinata al macero. Qui l’estrema incorporeità dell’essere si rende tangibile attraverso i disegni esposti nelle teche, in una presentazione fugace di sé stessi al mondo, al contrario di quegli stessi biglietti da visita o personalizzati che Pineider propone alla sua clientela. La narrazione procede nell’esigenza di tradurre graficamente gli studi sui volti e i diversi soggetti, che vivono nei tratti realizzati sui ritagli residui di Pineider Florentia, Capri, Milano, Boston, Vaticano o Empress.

Come strumento della lettura, della creazione, della riflessione e della comprensione, la carta vista dalla prospettiva di Antonio Marras è quella da cui scaturisce un’atmosfera inconsueta: le immagini quasi nascoste tra gli elementi dello spazio di Pineider vogliono liberarsi di presupposti oggettivi e opinioni, lasciando spazio alle ossessioni e all’intimità, interrompendo la continuità tramite uno spazio interno supplementare. L’identità di queste carte è la trasposizione di una raccolta di opere ottenute conl’assemblaggio di sovrapposizioni, strappi, lacerazioni, parole, dove la pittura è al limite con la scultura.

“Mi affascina sporcare, imbrattare, rendere impuro, porre a contatto superfici, oggetti, fonti immacolate e lontane tra loro per cercarne gli effetti ed esserne sorpreso” – afferma Antonio Marras – “Mi piace lavorare con le mani e plasmare materia, anche se poi è il fuoco che decide”.

Varcando la soglia della Boutique Pineider si attraversa un passaggio segreto temporaneo che raggiunge l’arte di Marras: manifesto e invisibile si mescolano e le ombre dei disegni sono memorie silenti, intraducibili, attraenti, immagini fuggevoli tenute insieme da stralci di notes e bozzetti, per ricreare costantemente il mondo che viviamo.

La storia di Pineider ha inizio 245 anni fa in un negozio, una cartoleria che Francesco Pineider, il suo fondatore, sceglie di inaugurare nel centro di Firenze nel 1774. Francesco, come un pioniere, lascia la Val Gardena per trasferirsi in Toscana, introduce tecniche d’avanguardia, perfeziona le stampe, lavora sui caratteri e i rilievi, realizza articolati stemmi e monogrammi incisi a mano.

Rilevata nel 2017 dalla Famiglia Rovagnati, oggi Pineider è presente nei monomarca di Firenze, Milano e Roma, oltre ai recenti New York e Singapore.

About Antonio Marras

Antonio Marras nasce nel 1961 ad Alghero, Sardegna, isola che segna profondamente la sua cifra stilistica, e dove continua a vivere.

È del 1999 la prima collezione di ready to wear con il suo nome e fin dalle sue prime esperienze nella moda Marras si distingue per le sperimentazioni e per le commistioni con l’arte, con la musica, con la danza, con teatro, con il cinema: la moda, per lui, è il legame con gli altri linguaggi.

Antonio Marras

Marras attraversa tutte le declinazioni della cultura visiva, dalle decorazioni ai dettagli provenienti da epoche e mondi apparentemente inconciliabili. Le sue icone sono figure anarchiche e irregolari, impossibili da classificare, sceglie infatti personaggi di grande carattere come ispirazione per le sue collezioni: Eleonora d’Alborea, Adelasia di Torres, Annamarie Schwarzenbach, Rina de Liguoro, Tina Modotti, Amelie Posse Bràzdova.

È conosciuto per la sua curiosità intellettuale e per la sua ricerca sempre lontana dagli stereotipi della moda. Nella sua visione, anno dopo anno, le sue creazioni parlano dell’identità, di esiliati e rifugiati, del multiculturalismo, del mondo e del destino. La sua ribellione contro gli estremismi e la “purezza” è un tratto distintivo della sua ricerca che spazia dalla moda, all’arte, al teatro, all’architettura e al design.

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Marina Greggio
Innamorata delle lingue e colleziono instancabilmente viaggi. Nel tempo libero scrivo, leggo, corro e mangio. Milano e Londra sono le mie due case, i due posti in cui il mio cuore si divide.

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