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Lake Como Design Festival 2022


Dal 17 al 25 settembre 2022 torna il Lake Como Design Festival, rassegna annuale che, giunta alla sua quarta edizione, indaga i grandi temi della contemporaneità attraverso la doppia lente del progetto d’autore e dell’arte. Disegnando una piacevole promenade a sfioro sul lago, toccando con mano anche alcune delle architetture razionaliste più note del territorio (Wonderlake Como organizza, a proposito, una serie di visite guidate dentro e fuori la città), l’evento di quest’anno è incentrato sul tema del neo-nomadismo. Muoversi da un luogo ad un altro, esplorare nuovi spazi dell’abitare e imparare a convivere su due piani paralleli, in continuo mutamento, come quello del tangibile e del virtuale, rientrano in un insieme di pratiche quotidiane che dell’essere vacante e nomade, appunto, non possono più prescindere. E in questo realismo di continuo perpetuare che ruolo ha la creatività e in che modo risponde a quel cambiamento che è tipico di chi esperisce il vacare?

La prima tappa del nostro tour si ferma (per poi ripartire) davanti a ERRANTI, l’arte oltre il limite del visibile, una mostra collettiva curata da Francesca Alfano Miglietti (FAM) che si sviluppa tra il Palazzo del Broletto, l’edificio sale e pepe in pieno stile gotico-romanico che ospita anche nell’abbraccio del portico una serie di talk seguiti da Prashanth Cattaneo, Palazzo Mugiasca e il Museo delle scienze Casartelli. “Errare e errore hanno la stessa radice”, spiega la curatrice in merito al titolo della selezione di opere, “l’errore è legato strettamente all’errare dei cavalieri nei romanzi. Mette in crisi la progettualità razionale dei personaggi, condiziona i valori ai quali dovrebbero ispirarsi e mette a repentaglio la ricerca. L’inseguimento di un desiderio presenta caratteri illusori, obbliga gli uomini ad attraversare una rete di finzioni dove regnano l’errore e l’erranza, la falsa certezza, la possibilità perenne dello ‘scarto’”.

convivio, daniela novello

Simbolo di appartenenza culturale, il pane quotidiano di Convivio di Daniela Novello non è quello che sembra: dietro la complessità silente dei diversi lievitati, infatti, si nascondono sassi di varia dimensione, minuziosamente lavorati

Courtesy Photo

Il risultato dell’indagine, esibito dalle installazioni e dai manufatti selezionati, tiene quindi traccia dell’andare e del sbagliare, rappresentando quello che, rispetto all’intera cornice del festival, assume il carattere e la provocazione di un “virus”, come lo definisce Miglietti. Pensata nelle forme di un cammino e di un allontanamento al racconto, un modo per spostare il proprio punto di vista e immedesimarsi nella vita di persone e oggetti strani ed estranei, la mostra racconta il rapporto mutante tra identità, territorio e confine attraverso una ventina di lavori firmati da artisti, designer e fotografi internazionali, dall’auto-progettazione di Enzo Mari alle valigie-ricordo di Antonio Marras, passando per Francesco Jodice, Cesare Fullone e Daniela Novello.

martinskapelle di hanna burkart

Martinskapelle di Hanna Burkart

Hanna Burkart

Così, mentre scatti come quelli di Hanna Burkart (performer senza fissa dimora che immortala i suoi giacigli provvisori in giro per il mondo) ragionano sul nomadismo cogliendo dello stare e del rimanere, soprattutto, l’instabilità e l’evanescenza, il design contemporaneo risponde al tema con la pragmaticità tipica dell’oggetto. La Sala del Nobel del Museo delle scienze Casartelli, scenografia d’eccezione e cornice dal fascino teatrale che ospita capolavori di oggettistica scientifica originali, mette in mostra i progetti di designer indipendenti selezionati dal Festival insieme a Catawiki in seguito a un open call. Il risultato è una carrellata di idee che della manifattura, tra corpi tessili e opere d’ebanisteria, passa all’auto-produzione di lampade e tavolini che incontrano forma e funzione nel segno di un’estetica nuova, figlia di una generazione di progettisti vicina più che mai alla vita itinerante.

metamorphosis di riikka peltola

Metamorphosis della finlandese Riikka Peltola reinterpreta l’arte del crochet, trasformando l’intreccio del filato in pura poesia tessile

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A raccontarci come è Foro Studio, che spiega la genesi di Piscuni, un oggetto-manifesto realizzato interamente in pietra grigia del Cilento e ispirato ad Assunta, una giovane novantaduenne che “invitandoci a sederci su una grossa pietra con lei ha esclamato “Assittativi ‘ngoppaachiddu piscuni” e parlando del suo paese, Roccagloriosa, ci ha raccontato degli usi e costumi antichissimi che sopravvivono ancora oggi e di come si viveva meglio quando si stava peggio”, ricorda Alessandro Pennesi. “Il ritorno alla semplicità per noi è stato un riflesso quasi involontario quando, come molti, abbiamo sperimentato l’essere nomadi digitali. Seppur sempre digitalmente connessi, siamo ritornati – fisicamente – alla cosiddetta vita lenta. Abbiamo assaporato cosa vuol dire godersi il presente, tornando ad osservare i piccoli dettagli che fanno la differenza”.

piscuni di foro studio

Piscuni di Foro Studio, oggetto-manifesto realizzato interamente in pietra grigia del Cilento

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Dettagli su cui un’altra location di Lake Como Design Festival 2022, la storica residenza Casa Bianca, aperta per la prima volta al grande pubblico in occasione di questa quarta edizione, pone una lente di ingrandimento nelle mani di Galerie Philia, galleria internazionale di design contemporaneo e arte moderna che, con sedi a New York, Ginevra, Singapore e Città del Messico, promuove una selezione di opere con un approccio transculturale ed eterogeno alla creatività. Incontro tra antico e moderno, eredità e innovazione, la collezione di arredi e complementi presentata pone in dialogo architettura e progettazione, rivelando anche opere di Lorenzo Bini, Draga & Aurel, Imperfettolab, Morghen Studio e Scattered Disc Object. Al centro, la magia della stratificazione cromatica, la trasformazione virtuosa dei materiali e una riflessione intorno al nuovo (e alla tecnologia) che non distoglie mai lo sguardo dal patrimonio culturale e artistico del passato.

kairos di morghen studio

Kairos di Morghen Studio rappresenta il rapporto di dualismo tra antico e presente, avvicinando il bagliore di un lume di candela alla luce di un Led

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Decisamente proiettata sul futuro, invece, è l’ultima tappa del tour, che ci immerge nelle stanze maestose di Villa Gallia. Nel piccolo dedalo neoclassico affacciato sul lago, dai soffitti altissimi e le pareti affrescate, Movimento Club – progetto promosso da Artefatto nato per supportare giovani designer e brand emergenti – presenta In Search of Lost Time. I progettisti del collettivo, tra cui Jordan Lee Flemming, CELO, Federica Elmo, Dean Norton, Tellurico e Neemesi, ritrovano il tempo perduto dando forma a un nuovo culto dell’estetica che, inevitabilmente anche per questioni anagrafiche, si culla tra le silhouette rotonde del chubby design, delle combinazioni cromatiche tipiche della digital art e dell’architettura a tratti vernacolare, a tratti brutalista. Tinte elettriche, superfici riflettenti, trame ruvide e linee mai troppo rigorose e precise conducono lo sguardo nell’immersivo allestimento total pink (un tono di rosa che strizza l’occhio al mondo della moda) restituendo una contagiosa sensazione di freschezza.

Aprite le finestre, tira aria nuova.

tavolo di neeemesi

Tra brutalismo e neoclassicismo, il tavolo di Neemesi

www.lakecomodesignfestival.com



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