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La storia della moda in 10 videoclip musicali


La musica più di ogni altra influenza è stata in grado nel tempo di plasmare la moda, segnando vere e proprie svolte culturali e sociali, dando vita a sottoculture, tendenze generazionali, movimenti di rottura, nuove logiche identitarie e forme di espressione e appartenenza. Con l’avvento dei videoclip, il connubio si è fatto inscindibile. Ci sono video rimasti impressi nell’immaginario collettivo per un singolo look iconico, come la giacca in pelle rossa di Michael Jackson in Thriller o il completo leopardato di Shania Twain in That Don’t Impress Me Much, oppure la rivisitazione dell’abito rosa di Marilyn sfoggiata da Madonna in Material Girl e i look drammatici dei Queen. A volte, attraverso i video musicali è persino possibile tracciare l’evoluzione della moda nella cultura di massa o individuare elementi, silhouette e colori che ispirano i designer di oggi. Ecco i 10 video musicali che hanno avuto più impatto sul mondo della moda.

David Bowie, Life On Mars? (1973)

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L’ambientazione è ridotta a zero, uno spazio bianco asettico e al centro lui: David Bowie, con la sua presenza aliena e le movenze ipnotiche. Non serve altro per tenerci incollati allo schermo. Il suo look è emblematico degli Anni 70 e al tempo stesso non potrebbe essere più attuale: il completo celeste, il mullet arancione, il trucco blu elettrico metallizzato e le labbra luminose. Potrebbe benissimo confondersi con l’eclettica mischia che anima le odierne campagne di Gucci. È eccentrico, fuori dalle righe, impossibile da incasellare in una definizione di genere o anche solo da imprigionare nell’etichetta di essere umano: è una creatura fantastica scesa in terra per insegnarci a liberare l’espressione personale dai vincoli imposti dalla società e a risplendere di luce propria.

Madonna, Like a Virgin (1984)

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Tra i canali della romantica Venezia si muove una giovanissima Madonna in un top nero attillato ricoperta di catene e rosari al collo, con vistosi orecchini a pendente, gli occhi delineati dalla matita nera leggermente sfumata e poi il rossetto rosso, i capelli tinti, il bolero blu elettrico e i leggings in tinta. È un video iconico, un pezzo di storia che racchiude tutti gli elementi cardine e lo spirito provocatorio dello stile Anni 80.

Nirvana, Smells Like Teen Spirit (1991)

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      A Kurt Cobain bastano un paio di jeans, una maglia a righe indossata sopra una T-shirt bianca a maniche lunghe e i capelli scarruffati per segnare per sempre un’epoca, insegnandoci che lo stile è più che altro una questione di attitude. Con Smells Like Teen Spirit nasce ufficialmente il grunge.

      Spice Girls, Wannabe (1996)

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          Niente grida squad goals come il video di Wannabe. Chi si proclama figliə degli Anni 90 probabilmente ha le Spice Girls come matriarche spirituali. Come in un team di supereroine, il quintetto si presentava come un assortimento variegato di personalità diverse incapsulate in stili personali immediatamente riconoscibili: Victoria Beckham aka Posh Spice incarnava il minimal chic Anni 90 fatto di tagli mini e aderenti, capelli piastrati e total black; Emma aka Baby era quella leziosa e ultra femminile, con i capelli spesso raccolti in code e trecce e gli abitini candidi; Geri aka Ginger era quella degli outfit più eccentrici, scintillanti e audaci; Mel C aka Sporty e Mel B aka Scary erano quelle più sportive con richiami allo streetwear e allo stile hip-hop – la seconda con una predilezione per i motivi animalier –. Tra tanti momenti leggendari regalatici dalle Spice, Wannabe racchiude il manifesto stilistico di una generazione.

          Britney Spears, …Baby One More Time (1998)

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          Giocando alla good girl gone bad, Britney ha creato il personaggio della scolaretta irriverente e maliziosa, con i pompon tra i capelli e le treccine da ragazzina ingenua e poi l’uniforme scolastica completamente destrutturata: le parigine, la minigonna a vita bassa e la camicia annodata sul davanti che lascia intravedere il reggiseno – Miu Miu ha preso appunti da qui per la Primavera Estate 2022 –. Con questo video, la cantante ha dato vita a un personaggio destinato a ispirare un intero filone della cultura pop, da Mean Girls ad Ariana Grande – che più di una volta ha giocato con il citazionismo nei suoi video.

          Avril Lavigne, Complicated (2002)

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              In un mondo di Paris Hilton, glitter e total pink, una diciassettenne Avril Lavigne scende tra noi come la santa protettrice dell’underground. Si esibisce per le masse dal palco di Top Of The Pops al pari di J-Lo e Shakira, ma lei è diversa-dalle-altre-ragazze™, non vende sesso e sguardi ammiccanti, anzi si fa paladina degli outsider. Incarnazione della cool girl, Avril debutta con Complicated e rompe col sistema: è slavata, irriverente, divertente, trasgressiva, senza regole e senza freni, l’amica pronta a portarti sulla cattiva strada, una che si fa vedere con soli amici maschi perché “le ragazze sono noiose”, una che si fa cacciare dai centri commerciali perché ci gira dentro in skateboard, una con cui mettersi amabilmente nei guai per uscirne fuori con una buona storia da raccontare davanti a una birra seduti nel parcheggio deserto di una città senza nome spersa nella più triste provincia d’America. È la ribelle anti-moda che finisce per dettare tendenza: le sue canotte bianche e gli slip top fascianti, i pantaloni cargo, le scarpe chunky, è l’altra faccia dello stile Y2K che vediamo rivisitato ogni giorno tra lo street style e i social.

              Lady Gaga, Bad Romance (2009)

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                  Oggi Lady Gaga è una delle star più acclamate e rispettate del nostro tempo, ha fatto di tutto, compreso duettare con il leggendario crooner Tony Bennett e vincere il premio Miglior Canzone agli Oscar (per il film A Star is Born), ma il suo arrivo sulla scena pop stravolse letteralmente il mondo. Con le sue parrucche biondo platino, gli occhiali enormi e le scelte stilistiche avant-garde – tra cui perfino un outfit di carne animale – era così extra, così audace, sfrontata, fuori dalle righe, che dal far discutere finì per segnare una sorta di catarsi culturale. Tra tutti i suoi video, Bad Romance è quello che instaura il legame più diretto con la moda: Gaga sfoggia una serie di look che rimarranno per sempre scolpiti nella storia del costume, partoriti dalla visione eccentrica e provocatoria di Alexander McQueen. Fanno la loro comparsa anche le Armadillo shoes, tra i design più discussi di sempre.

                  Lana del Rey, Video Games (2011)

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                      Ogni video di Lana del Rey è un frammento che ha contribuito a creare un universo visivo ben preciso, ma Video Games è stato il primo, quello che ha aperto la strada alla nascita della sad Tumblr girl e forse perfino dell’intero concetto di aesthetics che domina la moda di oggi, quindi è importante partire da qui. Nonostante il look da bambolina, Lana aveva 26 anni quando ha pubblicato su YouTube questo videoclip: un mix di footage d’archivio di film vintage e riprese fatte in casa dalla webcam del proprio computer, poi montato insieme dalla cantante stessa su iMovies. Già nell’esecuzione, siamo davanti a un nuovo mondo: non c’è bisogno di grandi produzioni per lanciare un singolo di successo. Avvolta in un’aura glamour da vecchia Hollywood, tra Lolita, Jackie O’ e la reincarnazione di Priscilla Presley, Lana era al tempo stesso diavolo e acqua santa. In Video Games, praticamente ha messo insieme tutto – l’essenza aspirazionale dell’estetica Old Money, le auto vintage, le allegre scampagnate in vespa, la cultura skater, palme e tramonti californiani, le riprese sgranate di Photo Booth – e, bellissima e depressa, ci ha regalato una narrativa fatta di nostalgia, amori malati ed eterna insoddisfazione che per qualche motivo negli Anni 10 del 2000 ha regnato sovrana senza risparmiare nessuno.

                      Beyoncé, Formation (2016)

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                      Era un po’ che non si parlava così tanto di un video musicale prima che Queen B non se ne uscisse con questo capolavoro che è Formation, un’opera completa che fonde musica, fotografia, moda e politica in un perfetto tableau vivant rappresentativo di un’epoca. In questo video-manifesto della black culture, Beyoncé indossa un leggero abito in seta di Gucci standosene su un’auto della polizia che sta affondando in acqua, sfoggia un look gotico alla American Horror Story: Coven con cappello nero e maxi abito vintage, si sporge da una macchina in corsa avvolta in una pelliccia bianca di Fendi, balla con la sua gang tutta al femminile fasciata in abbigliamento sportivo ispirato a Gucci, siede in abito bianco di pizzo firmato Alessandra Rich e cappellino Chanel circondata dalle proprie dame come una regina nella propria residenza estiva. Ogni scena è un momento fashion indimenticabile.

                      Billie Eilish, when the party is over (2018)

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                      La voce di una nuova generazione, Billie Eilish porta agli onori della cronaca mondiale il classico look della e-girl, un mix di emo, punk e accenti street. Se il singolo bad guy si impose come tormentone, il video di when the party is over racchiude tutto il nuovo codice estetico lanciato dalla cantante: miliardi di catene al collo, abiti sportivi e oversize che nascondono le forme per contrapporsi all’oggettificazione del corpo femminile, i capelli colorati – che negli anni hanno subito varie trasformazioni – e poi un liquido nero e denso, che la cantante beve rassegnata e finisce per sgorgarle dagli occhi. È semplice e al tempo stesso disturbante. Come altre cantanti prima di lei, Billie propone un’idea di moda agli antipodi con la cultura pop più mainstream – che vanta icone altamente sessualizzate come Ariana Grande o le Kardashian – in favore di un mix di richiami Anni 80 e 90, stile skater e attitude ribelle, accenti stonercore, influenze provenienti dal gaming e dalla cybercultura, che è diventato il manifesto estetico della Gen Z.



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