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Il vis à vis che prende forma dalla materia reinventata


monoferments di monostudio associati

Mario Teli | styling Elisabetta Bongiorni

Reinventare ciò che già esiste è la missione più avvincente, ma anche più difficile, che il settore della creatività è chiamato ad affrontare. Presa sotto spalla dalle leve della tecnologia, la progettazione punta in alto, immaginando luoghi e oggetti della quotidianità che prendono forma, al contrario, dal basso: i materiali di scarto. Nobilitando rifiuti di vario genere e avanzi post-industriali, un’inedita generazione di mescole seduce l’ingegno (e l’intuito) di diversi designer per portare nello spazio abitato ingredienti nuovi. Per il settore dei rivestimenti e delle superfici decorative, ad esempio, i progetti protagonisti del vis-à-vis della settimana rivelano le possibilità future dell’implementazione della piastrella ri-generata. Vediamo come.

monoferments di monostudio associati

Mario Teli | styling Elisabetta Bongiorni

Mario Teli | styling Elisabetta Bongiorni

Nella cornice di EDIT Napoli 2022, il progetto Monoferments, nato nel 2020 come laboratorio creativo interno a Monostudio Associati, presenta con Brutti ma buoni due linee di piastrelle decorative – ‘Terra’ e ‘Pesto’, da 8,5 x 8,5cm – realizzate a mano con gli scarti delle demolizioni edili. Terra di scavo, mattoni, sabbia e cemento vengono utilizzati sia come corpo ceramico che come smalto a seconda della temperatura a cui vengono cotte le singole lastre, sfruttando mischie ed elementi altrimenti inutilizzati e salvando materiali di valore dalla discarica. “Quando le esigenze umane diventano prioritarie rispetto all’estetica, il nostro lavoro può avere un impatto davvero profondo”, ha affermato l’architetto Elisa Evaso, co-fondatrice dello studio insieme a Luca Guglieri. Declinate, invece, rispettivamente per la posa a pavimento e il rivestimento verticale, ‘Ovo e Caffè’ ed ‘Espresso’ della linea Tiramisù nascono in una geometria da 20 x 20cm dall’unione di polvere riciclata di marmo a gusci d’uovo in pezzi grossolani, quindi ben visibili, e polvere di caffè usato e fatto essiccare.

common sands forite tiles

Oioioi | Studio Plastique, Fornace Brioni, Snøhetta

È invece dando nuova vita al vetro proveniente dai rifiuti elettronici che prende forma Common Sands – Forite, progetto collaborativo firmato da Studio Plastique e Snøhetta, ammirato negli spazi di Alcova durante il Fuorisalone 2022. Con l’obiettivo di esplorare le potenziali applicazioni dell’E-waste, la collezione di piastrelle trasparenti, messa a punto con l’abilità produttiva e il know-how industriale di Fornace Brioni, punta sulle superfici vetrose di scarto di forni a microonde, scelte come punto di partenza per dimostrare la profondità estetica, la funzione e il potenziale del materiale riciclato. “Sebbene sia tipicamente associata a spiagge e campi da gioco, la sabbia è una risorsa essenziale per il funzionamento della nostra società guidata dalla tecnologia”, fa notare lo studio fondato nel 2017 a Brussels da Theresa Bastek e Archibald Godts. “La sabbia è parte integrante della produzione di microchip di silicio, cavi a fibre ottiche, isolanti e celle solari. Inoltre, è l’ingrediente principale del vetro, utilizzato nei prodotti elettronici di consumo come frigoriferi, microonde e computer”. Perché non riutilizzarla?

common sands forite tiles

Oioioi | Studio Plastique, Fornace Brioni, Snøhetta

Oioioi | Studio Plastique, Fornace Brioni, Snøhetta



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