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Il sistema hi-tech per tracciare le piscine non dichiarate al catasto


20.356 piscine non dichiarate in nove regioni del Paese: è quanto registrato in Francia da uno speciale software, sviluppato da Google e dalla società di consulenza transalpina Capgemini per conto di Bercy, che ha individuato migliaia di vasche all’aperto costruite in modo presumibilmente abusivo. Una scoperta importante, promossa – non a caso dall’agenzia delle entrate francese – che mette mano al portafoglio dei cittadini a favore delle casse dello Stato utilizzando numeri e fotografie restituiti dalle immagini satellitari. Vezzo di un certo stile di vita domestico vocato al relax e al benessere, il luogo del cuore per i cultori del pool party concorre, infatti, al valore dell’immobile. La presenza di una piscina, di conseguenza, quando questa viene considerata dalla legge un bene di lusso, può comportare un aumento delle tasse su una determinata proprietà (secondo il quotidiano Le Parisien, una piscina media di 30 metri quadrati è tassata 200 euro all’anno). Ergo, chi non ne dichiara la presenza nel proprio giardino o dehor, spesso, non è in regola con i pagamenti.

La Francia appare in cima alla lista dei Paesi europei con più piscine private installate su tutto il territorio: stando ai dati della FPP, addirittura, nel 2020 si contavano almeno 3 milioni di vasche più grandi di dieci metri quadrati. Fenomeno edilizio a cui la pandemia e il lockdown, poco dopo, hanno dato un ulteriore slancio. Mappare ed evidenziare tutti questi bacini d’acqua artificiali, adibiti al bagno e all’esercizio del nuoto, sono, di conseguenza, due attività imprescindibili per la giusta gestione dei tributi. La sperimentazione durata un anno, sviluppata intorno a un sistema di intelligenza artificiale, ha permesso, intanto, di recuperare 10 milioni di euro in tasse non pagate. Una cifra considerevole per un metodo da implementare e da migliorare come quello adoperato: stando ai dati raccolti, il numero esatto di piscine, infatti, ha avuto un margine di errore elevato, di circa il 30%. A ingannare il software, per esempio, le distese di pannelli solari installate a bordo vasca, scambiate per superfici riflettenti, oppure le fronde degli alberi che non hanno permesso di scovare gli specchi d’acqua nascosti sotto la vegetazione.

Nonostante questo, il fisco francese si è detto intenzionato a usare l’intelligenza artificiale per indagare anche su eventuali estensioni degli edifici non dichiarate al catasto. La tecnologia migliorata “è il secondo stadio della nostra ricerca”, ha dichiarato Antoine Magnant, direttore generale delle Finanze Pubbliche, “e ci consentirà anche di verificare se un immobile è vuoto e non deve più essere tassato. Puntiamo, in particolare, agli ampliamenti delle case, come ad esempio le verande”. La sfida, tuttavia, è riuscire a fare in modo che “il software possa trovare edifici ampi – come un box auto o un pergolato – e non la cuccia di un cane o la casetta giocattolo dei bambini”.



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