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Il piano di rilancio di Halldis, dopo il sì al concordato


Un avvio pionieristico, il passo «più lungo della gamba», il Covid che sbatte le porte agli affitti brevi. A due anni (era l’agosto 2020) dalla richiesta di ammissione al concordato preventivo, presso il Tribunale di Milano – proposta approvata con decreto del 9 maggio scorso dallo stesso Tribunale – Halldis, nata nel 1986 e per anni leader nel segmento degli affitti brevi, si rimette sul mercato. A guidare il percorso di ristrutturazione, il nuovo ceo Michele Diamantini, già tra i fondatori di Expedia Italia e co-founder e general manager di Vacasa Europa.

«Con decreto di omologa del Tribunale di Milano del 9 maggio 2022 – ha spiegato Diamantini – la proposta di concordato preventivo di Halldis è stata definitivamente approvata. Il percorso di ristrutturazione era iniziato nell’agosto 2020, quando il forte calo delle prenotazioni dovuto alla pandemia da Covid 19, andò ad accentuare le difficoltà che Halldis e il suo gruppo già incontravano come conseguenza di scelte delle passate gestioni. La presa in carico della gestione di interi edifici (che erodevano profitti più che portarne), una serie di servizi (dalla manutenzione al call center) totalmente internalizzati, rendevano la struttura costosa e poco flessibile. L’improvviso blocco degli affitti brevi, dovuto alla pandemia che ha congelato per mesi viaggi di business e turismo – ha aggiunto Diamantini – ha fatto saltare la società».

Da qui, la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo, ad agosto 2020, presso il Tribunale del capoluogo lombardo e, ha proseguito Diamantini, «lo sviluppo di un piano concordatario attestato che ha ricevuto prima l’approvazione da parte dei creditori della società (con il voto favorevole dell’ampia maggioranza di tutte le classi dei creditori) e poi il via libera da parte del Tribunale lo scorso 5 luglio».

Cosa prevede il piano

Il piano si fonda su una rinnovata capacità commerciale, di marginalità e di offerta più equilibrata tra città e località di vacanza, attraverso tre formule. «Una modalità “light” – ha spiegato Diamasntini – di pura intermediazione delle locazioni (dove ci occupiamo della gestione delle prenotazioni e del rapporto con il pubblico ma non dell’intera filiera del management del bene) per commissioni pari a circa il 25 per cento. Una modalità full service in cui ci occupiamo di tutto (anche delle pulizie e della manutenzione degli appartamenti) per una percentuale di commissioni attorno al 30 per cento. Infine, un garantito fisso con strutture a canone di locazione, il cui valore viene di volta in volta determinato. In chiave propedeutica a questo nuovo quadro abbiamo esternalizzato manutenzioni e servizi, sganciato la società dalla gestione in esclusiva di alcuni edifici prestigiosi ma costosi a Milano, implementato i servizi digital e mantenuto il servizio di relocation manager della precedente gestione di Halldis, che era particolarmente apprezzato e professionale».
Non solo. «Puntiamo a un equilibrio tra destinazioni nelle grandi città e nei luoghi di vacanza, dalle città d’arte come Venezia e Firenze, a località particolarmente apprezzate dagli stranieri ma meno inflazionate di operatori, come la Puglia o la montagna, con Livigno». Oggi Halldis gestisce, per conto di proprietari privati e istituzionali (banche, fondi e Sgr), circa mille proprietà, tra appartamenti, palazzi e ville, in più di 120 località italiane ed europee, affittate per uso turistico o motivi di lavoro».

Tuttavia, precisa Diamantini, «perché il comparto si strutturi, rimangono aperti vari temi, che devono essere affrontati a livello europeo, ad esempio definire che cosa sia fiscalmente una “notte in una casa”, che ora è una sorta di territorio di nessuno, a metà fra una prestazione di recettività e un affitto tradizionale e regolamentare il settore».

Sui comportamenti dei turisti, osserva ancora Diamantini, «Osserviamo una polarizzazione: a essere più richieste sono le fasce estreme, vale a dire il luxury e il segmento value for money, mentre l’intermedio sembra per ora in ritardo. Il ricorso allo smart working condiziona anch’esso il turismo. Si sta diffondendo il fenomeno del cosiddetto bleisure travel (dall’unione di business e leisure), il fatto cioè che un professionista decida di lavorare alcuni periodi dell’anno in un Paese straniero e porti con sé la famiglia, così da conciliare lavoro, relax e turismo di qualità».
«L’Italia – spiega Diamantini – ha un patrimonio immobiliare enorme che dovrebbe essere rinnovato e messo a reddito. Le operazioni immobiliari importanti fatte per esempio a Milano dovrebbero essere estese, ovviamente contestualizzandole alla tutela paesaggistica e ambientale, anche in centri minori, per esempio, per intenderci: da Rapallo a San Vito Lo Capo, da Castiglion della Pescaia a Vieste».



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