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I film di Venezia 76 che più ci hanno parlato di moda


Con quell’aria da catastrophe movie, fra distopia, siccità, nube tossiche e realtà impazzita, la Mostra del cinema di Venezia ci ha riservato anche uno sguardo divertito e fashion sul nuovo mondo, e non solo sul red carpet, dove l’abito rosso vivo con profonda scollatura sulla schiena di Timothée Chalamet ha pareggiato l’interesse sparso in tanti film per una nuova fluidità, anche un po’ cartoon, come le punte extra long del colletto di Harry Styles.

Più che mai i film ci hanno suggerito l’aria fashion che tira, e fin dall’inizio con la “vestizione” di Cate Blanchett direttore d’orchestra in Tár, completo di ispirazione maschile custom made, camicia e scarpe da uomo, linee purissime studiate come una partitura, perfetto contraltare alla rivisitazione maniacale degli abiti iconici di Marilyn in Blonde, ridisegnati da Jennifer Johnson ed esaltati da un sovraeccitato senso di nostalgia. Come non commuoversi poi per gli abiti da cocktail in tacco a spillo anni ’60 e le gonne a corolla color pastello indossate persino per passare l’aspirapolvere in Don’t worry darling di Olivia Wilde? Casalinghe impeccabili, cotonatura ben gradita dai maschietti in stile Rat Pack.

Alla Mostra, gettonatissimi soprattutto gli anni ’80, giubbotto, visiera, camicie stampatissime per Adam Driver e pantaloni con ancora un sospetto di zampa in White noise e, per restare all’epoca, ecco la rielaborazione personale di Luca Guadagnino, i cui giovani cannibali, Taylor Russell e Chalamet, vagabondano ai margini dell’America e vestono come oggi in passerella, per lui camicette trasparenti e gentili twinset recuperati dall’armadio delle mamme. Nell’horror, segnali di stile.

In classifica fashion segue L’immensità, con le tute in acetato anni ’70, le aspirazioni adolescenziali no gender e mamma che balla trasformandosi in Raffaella Carrà e Patty Pravo, capelli montati a panna con toupé, caschetto, ombelico, minigonne e tutina fasciante. Il bianco e nero della tv e dei vecchi film tornano chic dopo l’ubriacatura social, ma il colore squillante da filtro Instagram e Tik Tok sta ovunque, sul red carpet e nei film: in Princess, uno dei titoli forti della mostra, trionfano i cambi di look della (vera) prostituta nigeriana Glory Kevin, treccine e parrucche rosa per cambiare ogni volta fantasia, mentre le amiche transgender di Le favolose si buttano nell’armadio dei loro ricordi e giocano tra abiti in lamé, pellicce leopardate e boa al neon.

le favolose

Se il mondo è serio, il cinema è fluido, un po’ burlesque e ironico come la moda, che suggerisce di giocare senza limiti fra generi e stili. Mescolare, riciclare, trasformare. E infine svestirsi di tutto e indossare il saio francescano di Santa Chiara e le sue sorelle (in Chiara di Susanna Nicchiarelli), la nota di stile più appropriata alla nuova austerità e, in fondo, la più elegante.



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