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Fed: rischi da troppi rialzi, si prevede rallentamento. Wall Street spinge giù l’Europa


(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Molti banchieri della Federal Reserve hanno evidenziato i rischi di un’eccessiva stretta monetaria, superiore a quanto è necessario, e prevedono, a un certo punto, un rallentamento dei rialzi dei tassi d’interesse. È quanto emerge dai verbali relativi all’incontro del 26-27 luglio del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve. In quell’occasione, i banchieri hanno annunciato, con una decisione unanime, un aumento dei tassi d’interesse di 75 punti base per la seconda volta consecutiva, massimo rialzo dal 1994, portandoli al 2,25%-2,50%. Prima ancora, era stato deciso il primo rialzo di mezzo punto percentuale dal maggio 2000. A marzo, la Banca centrale statunitense aveva annunciato il primo rialzo dei tassi d’interesse (di 25 punti base) dal dicembre 2018. Ritocchi al costo del denaro decisi per contrastare l’inflazione, ai massimi degli ultimi 40 anni. Finché non ci sarà un deciso calo dell’inflazione, hanno detto i banchieri, si proseguirà con il rialzo dei tassi. I tassi d’interesse erano stati abbassati allo 0-0,25% nel marzo del 2020, per contrastare gli effetti negativi della pandemia di coronavirus sull’economia statunitense. Secondo i partecipanti, inoltre, la forza del mercato del lavoro suggerisce che l’attività economica è più forte di quanto mostrato dal secondo trimestre e questo fa prevedere una revisione al rialzo del Pil.

Le Borse europee intanto chiudono in rosso dopo cinque sedute positive consecutive, la serie migliore da marzo, e anche Wall Street chiude in calo nonostante alcune trimestrali molto positive tra le big del listino americano: male però la catena di supermercati Target . Le vendite al dettaglio di luglio negli Stati Uniti hanno deluso risultando invariate rispetto al mese precedente.

A Piazza Affari il FTSE MIB, dopo una mattinata in territorio positivo, è tornato sotto i 23mila punti ma è di Francoforte (DAX 40)la performance peggiore. Sono i timori per l’andamento dell’economia e per le mosse delle banche centrali. In Europa, Eurostat ha rivisto leggermente al ribasso il Pil destagionalizzato dell’Eurozona: +0,6% congiunturale nel secondo trimestre dell’anno e +3,9% su base tendenziale (da +0,7% e +4%). Intanto, l’inflazione nel Regno Unito ha registrato un aumento dello 0,6% mensile a luglio e del 10,1% tendenziale.

Più ottimismo per i segnali in arrivo dalla Cina, che hanno sostenuto le Borse asiatiche. Dopo la pubblicazione dei deludenti dati macro a inizio settimana, il premier cinese Li ha infatti chiesto a sei province chiave della Nazione, che contano per oltre il 40% dell’economia, di adottare ulteriori misure espansive sul fronte fiscale, il che ha rassicurato gli investitori sulla volontà del governo cinese di sostenere l’economia.

Wall Street in calo, Target delude le previsioni

In netto calo anche gli indici Usa a Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,50% a 33.980,72 punti, il Nasdaq cede l’1,25% a 12.938,13 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,72% a 4.274,06 punti. I verbali della Fed restano il principale market mover della giornata. Gli occhi sono puntati anche sull’andamento dei consumi: nella seduta di martedì 16 agosto i buoni risultati dei retailer Usa (a partire da Walmart e Home Depo) hanno sostenuto Wall Street, mentre la trimestrale di Target ha mostrato un utile di 39 centesimi per azione, contro i 72 centesimi del consensus, per un calo di quasi il 90% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.



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