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Dionna Dorsey, chi è la cofondatrice della no profit di Ryan Reynolds


“Per avere successo, bisogna fare un po’ di progresso ogni giorno” è convinta Dionna Dorsey Calloway. “Se ti viene un’idea, soprattutto se sei una donna e di colore, se hai la possibilità di dedicarvi 5 o 20 o 25 minuti al giorno, fallo!” aggiunge. Dionna è un’imprenditrice di successo oltre a essere una creativa. Ha un background in branding, marketing e fashion design e, dopo un periodo a New York, ora vive a Washington. Ha frequentato la scuola di fashion design a Milano e nei suoi primi vent’anni ha fatto la stilista a New York.

Dionna è ora la fondatrice di Dionna Dorsey Design, una società di direzione creativa, oltre che del negozio online e business District of Clothing (districtofclothing.com), un marchio di qualità che incoraggia la diversità e l’uguaglianza, ispirando l’azione e sostenendo l’amore per se stessi e l’autostima. Il segreto del suo successo? Essere capace di reinventarsi a seconda della situazione e del momento. “I miei clienti hanno risposto con la volontà di sostenere un piccolo business” spiega.

Da anni Dionna aiuta i clienti nello sviluppo del marchio attraverso servizi creativi. Ma adesso si è spinta oltre. Durante i CannesLions2022, Ryan Reynolds ha annunciato la nascita della non profit The Creative Ladder, un hub per sostenere una nuova generazione di imprenditori e leader creativi, con programmi accessibili a tutti e inclusivi. Oltre a Dionna, figura tra i co-fondatori anche David Griner, editor internazionale di Adweek e host del podcast Yeah, That’s Probably an Ad.

Come avete avuto l’idea di fondare The Creative Ladder?
David Griner e Ryan Reynolds hanno creato il concept per The Creative Ladder. Si sono conosciuti tramite Adweek – David era un editor per la rivista – ed entrambi condividevano la passione per rendere le industrie creative più accessibili e inclusive. Ryan aveva già lavorato a questo nella produzione di Hollywood attraverso la sua Group Effort Initiative, che sta creando una pipeline per un’industria dell’intrattenimento più inclusiva. Entrambi hanno capito che uno sforzo simile per il mondo del marketing e del design poteva ispirare una nuova generazione di leader nel mondo pubblicitario.

Quali sono la vostra missione e i vostri valori?
Con The Creative Ladder la nostra missione è di connettere e ispirare una nuova generazione inclusiva di creativi. Questo è importante, perché c’è un deficit di opportunità nelle nostre comunità, non un deficit di talento. The Creative Ladder aiuterà a creare una rete più ampia e a connettere giovani creativi a opportunità altrimenti meno accessibili e conosciute. The Creative Ladder è un’organizzazione no-profit che offrirà una serie di programmi e servizi per studenti delle scuole superiori e universitari, oltre a programmi per professionisti creativi in ascesa che già lavorano nei settori del marketing, della pubblicità e del design. Offriremo formazione, tutoraggio, opportunità di networking e risorse per lo sviluppo della carriera attraverso esperienze di persona e digitali.

Avete anche costituito la Leadership Academy. Di cosa si tratta esattamente?
Verrà lanciata da remoto nel 2023. Forniremo agli aspiranti leader approfondimenti del settore, condivideremo abilità di gestione, discuteremo apertamente varie sfide e opportunità ampiamente sperimentate e impareremo nuovi approcci per aiutare nello sviluppo della leadership e nella costruzione di una comunità esplorando le complessità del presentarsi in modo autentico.

Uno dei co-fondatori di The Creative Ladder è Ryan Reynolds. Com’è lavorare con lui e come co-operate insieme?
Ryan è un meraviglioso co-fondatore. È un grande innovatore e premuroso. E, poi, è anche un attore. È fantastico lavorare con entrambi i miei colleghi! Siamo tutti impegnati alla nostra causa. Abbiamo anche punti di forza diversi e quindi collaborare insieme è stato divertente e produttivo.

Lei ha anche fondato, qualche anno fa, District of Clothing… E, il suo marchio di design Dionna Dorsey Design.
Volevo creare qualcosa di positivo e incoraggiante. I nostri articoli sono per chi si sveglia con il desiderio di trasformare i propri sogni in realtà. Abbracciamo trionfalmente lo spirito di attivista, creativo, imprenditoriale. Il primo schizzo era per la serie Doer. L’ho abbozzato su un tovagliolo all’inizio del 2014 per condividere il concetto con un amico. Poi è piaciuto ed è stato presentato. E in seguito ho continuano a lavorare. Il concetto di District of Clothing mi perseguitava. Una notte non riuscivo a dormire, quindi ho iniziato a lavorare sul marchio. District of Clothing è stato lanciato ufficialmente nel dicembre 2014.

Come ha deciso di diventare un’imprenditrice?
Non avevo scelta. Sono stata licenziata durante la crisi del 2008. Dopo essere rimasta a New York per un altro anno, era chiaro che l’industria della moda non si sarebbe ripresa presto. E sono stata fortunata ad avere una casa dove andare, a Washington, DC, uno dei pochi luoghi a non subire la stessa recessione economica che stava attraversando il resto del paese in quel momento. Ma, mentre ero a casa, ho trovato difficoltà a trovare un lavoro dignitoso – allo stesso stipendio a cui ero abituata a New York. Così ho deciso di mettermi in proprio.

Da donna, quali ostacoli ha incontrato?
Nel complesso, la sfida più grande che ho affrontato finora nella mia carriera – prima di entrare in The Creative Ladder – è cercare di colmare il divario retributivo e lottare per un maggior equilibrio tra lavoro e vita privata. La discriminazione retributiva ti segue da cliente a cliente, da progetto a progetto e alla fine si aggrava nel tempo.

Quali sono le qualità per lei per avere successo nella sua attività?
Questa domanda mi fa pensare a una delle mie citazioni preferite di Maya Angelou: “Il mio desiderio per te è che tu continui. Continua a essere chi sei, a stupire un mondo meschino con i tuoi atti di gentilezza”. Certo, non sono da meno virtù come la coerenza, la vulnerabilità e il coraggio.

Come vede il futuro del business e come pensa che gli eventi recenti abbiano cambiato il modo di lavorare, fare affari e vivere?
Credo che il modo in cui lavoriamo sia cambiato per sempre. La pandemia ha chiarito che molti di noi possono lavorare da casa, ma abbiamo anche bisogno di più equità, meno abusi sul posto di lavoro, più diritti del lavoro, cercare di superare politiche rigide e antiquate e migliorare i livelli salariali insostenibili. I leader devono ascoltare i bisogni delle persone.

Hai dei nuovi progetti speciali che vuole sviluppare in seguito?
Assolutamente! Mi piacerebbe collaborare con marchi più grandi come Lululemon, Gap o Off-White per creare capsule collection che riflettano i tempi e ispirino le persone ad andare avanti.

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