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così Alex Carini è diventato il primo immobiliarista italiano a New York


Articolo di Danilo D’Aleo tratto dal numero di novembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Inseguire l’idea del sogno americano per diventare un punto di riferimento in una delle più grandi città al mondo: New York. È con questo ambizioso obiettivo che Alex Carini ha deciso di lasciare l’Italia e fondare, dopo diverse esperienze lavorative, un’agenzia di brokeraggio immobiliare, la Carini Group, diventata in pochi anni un colosso nel panorama americano. “Sognavo di vivere negli Stati Uniti fin da piccolo”, racconta il 34enne originario di Fidenza, in provincia di Parma. “Così ho intrapreso un percorso di studi in economia e management internazionale che mi ha permesso di conseguire una laurea all’università di Boston e una alla Cattolica di Milano. Una volta iniziata la mia prima esperienza lavorativa, però, ho capito subito che dovevo tornare negli Usa e non vivere con il rimpianto del ‘chissà come sarebbe andata’. Anche se nel frattempo il mio visto da studente era scaduto”.

Era il 2011 e con il tradizionale visto da turista (valido per 90 giorni), Alex tornò negli Usa. In quell’arco di tempo ricevette quattro offerte di lavoro: dalla vendita di vini al brokeraggio a Miami. Alla fine scelse di entrare in uno studio legale che gli avrebbe concesso anche il visto e che aiutava le imprese straniere, tra cui quelle italiane, a creare e far crescere iniziative negli Stati Uniti. Un’opportunità che Alex colse al volo e che lo portò finalmente a New York. Quella che per lui era stata da sempre la città della competizione, delle opportunità e del business. Passione che, dopo più di due anni, lo portò a lasciare il mondo legale e ad avvicinarsi a quello immobiliare. Il suo datore di lavoro gli concesse quella possibilità perché negli Stati Uniti gli studi legali possiedono anche la licenza immobiliare.

“È stato quasi come un amore a prima vista. Ogni giorno era entusiasmante. Era il mio settore”, ricorda Alex, che decise così di vivere l’immobiliare più da vicino, entrando a far parte di una piccola agenzia di cinque persone. Una scelta dettata da un’idea precisa. “Solo le realtà più piccole ti permettono di seguire tutti i processi fondamentali di un settore, compresa la gestione imprenditoriale. Ed era esattamente quello che mi serviva, perché già sapevo che in futuro avrei aperto la mia società”.

La possibilità arrivò dopo tre anni, in seguito al fallimento della stessa agenzia. Era il 2017 quando Alex fondava la Carini Group, che al suo sesto anno di vita può già contare su quattro divisioni. Due sono attive nel settore residenziale e commerciale e si occupano di compravendita e affitti di appartamenti di lusso, negozi, flagship store e palazzine di investimento. Un’altra è dedicata agli investimenti personali di Carini in proprietà a reddito, mentre l’ultima si occupa di gestione della proprietà immobiliare. Un modello che ha permesso alla società, che ha l’ufficio a Wall Street, di espandersi anche a Miami e Los Angeles, di catturare l’attenzione di una clientela con alta capacità di spesa – per lo più europea, rappresentata, per esempio, da aziende come Lamborghini, Dolce & Gabbana, Armani, Baccarat e Pinko -, di contare su più di 60 collaboratori e su un giro d’affari annuale di oltre 100 milioni di dollari.

Carini Group si è così affermata come il primo immobiliarista italiano a New York. Un traguardo che Alex aveva inseguito fin dal suo arrivo in quella che è considerata la capitale mondiale dell’immobiliare, della finanza e delle assicurazioni. “Per molti ero solo un pazzo, dato che a New York lavorano circa 60mila agenti immobiliari, più dei 25mila abitanti del mio comune. Eppure, sapevo che quella era la mia strada. Perché è un settore frenetico, con tanta competizione, che offre sempre opportunità di investimento e di profitto. Anche durante una crisi”, spiega Carini, che analizza anche l’attuale scenario macroeconomico governato dall’incertezza e dall’inflazione. “Partendo dal presupposto che noi ci focalizziamo su proprietà e location premium, quindi meno soggette all’andamento del mercato, l’aumento dell’inflazione rappresenta un’importante opportunità di investimento nel nostro settore. Perché se da una parte il costo del denaro e dei tassi per i mutui si è alzato di molto, riducendo la domanda nel mercato residenziale, di contro è il momento perfetto per chi possiede capitali in contanti e vuole investire. Penso soprattutto alla clientela estera che considera New York la culla del settore immobiliare. Perché comprando adesso, tra qualche anno si ritroverà con immobili che avranno un valore superiore a quello d’acquisto. Proprio per via dell’aumento dell’inflazione e del costo della vita”.

Non è quindi un caso se nel breve termine, tra i sei e i 12 mesi, la stessa Carini Group ha l’obiettivo di continuare a investire, espandendosi a livello geografico fino a creare una rete globale, con uffici anche a Londra, Milano e Dubai. “Vogliamo connettere tutte le capitali del business, così da avere un brand globale capace di attrarre e collegare tutta la clientela premium. Infine, stiamo sviluppando un fondo immobiliare per investimenti diretti negli Stati Uniti. Iniziativa che ha già attirato gli interessi di diversi family office e imprenditori europei, soprattutto italiani, che vedono nell’immobiliare americano un porto sicuro in questo periodo di incertezza globale. Questo è il percorso che ci siamo prefissati. È il mio nuovo sogno”.

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