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cos’è la tendenza food in crescita dopo la pandemia


Nel corso del 2022 stiamo tornando ad assaporare il gusto di pranzi e cene fuori come e più di prima della pandemia. In Italia, non solo abbiamo voglia di tornare a stimolare il nostro palato con esperienze di gusto, ma lo facciamo sperimentando con la cucina creativa, quella del Fine Dining, con una tendenza in crescita visibile. A rivelarlo è l’ultimo studio di American Express che si è interessato al mondo del food, riscontrando diversi aspetti interessanti dell’attuale cultura del cibo italiana. Secondo quanto riporta l’analisi – che ha preso in considerazione i dati di spesa dei titolari di carta tra gennaio e giugno 2022, confrontandoli con lo stesso periodo del 2019 – nel primo semestre del 2022 la spesa per la ristorazione è cresciuta del 35% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma questo non è l’unico dato significativo della ricerca che ha messo in luce anche la tipologia di ristorante scelta dalla clientela.

Tra le categorie di ristorazione che hanno beneficiato maggiormente di questa crescita troviamo il Fine Dining, con un incremento del +47%. Tra le tipologie culinarie più scelte, oltre al tradizionale italiano, le più scelte sono la cucina asiatica e francese, che guidano i maggiori trend di sapore del 2022. Nella top five delle specialità culinarie più amate rientrano anche locali che propongono piatti europei, seguiti dalla cucina tipica del Nord America. Assaggiare nuovi ingredienti, trattati in modo ricco e creativo, sembra quindi il trend più interessante da tenere d’occhio nella ristorazione del presente e del futuro. Ma cosa si intende quando si parla di Fine Dining?

fine dining

C’è chi riduce il termine a quei ristoranti, solitamente piuttosto costosi, dove la cura va dal design del piatto a quello dell’ambiente, giocando con accostamenti insoliti e un’ottima carta dei vini. Ma il Fine Dining è di più. Per descriverlo al meglio abbiamo preso in prestito le parole dello chef Andrea Berton, che abbiamo intervistato non molto tempo fa riguardo alla sua filosofia di cucina. “Quello che voglio ottenere è che il cliente si porti a casa il piacere di essere stato 2 ore, 2 ore e mezza, nel ristorante dove ha vissuto un’esperienza. Che si senta bene perché ha mangiato piatti originali che non ha mai avuto modo di assaggiare, è stato in un ambiente bello, servito bene. Un’esperienza a 360 gradi” racconta Berton a proposito del rapporto tra cliente e Fine Dining.

Come è evoluto oggi questo legame? Berton risponde: “Chi ama il mondo del cibo ama sperimentare, provare pietanze o abbinamenti inusuali. Oggi il cliente si lascia molto più guidare di un tempo. Si fida molto, è curioso di provare pietanze che magari prima non accettava per prevenzione. C’è più preparazione e predisposizione da parte sua e il fatto che loro siano più preparati porta a migliorare anche noi. E ci entusiasma. Vedere cliente interessato a scoprire sempre cose nuove è il mio obiettivo dal giorno zero”. Infine arriva il momento di toglierci un grande dubbio sul Fine Dining: tipologia di ristorazione inclusiva o esclusiva? Secondo Berton: “La cucina esclusiva non esiste, almeno per me non è mai esistita, perché sarebbe limitante. La cucina è per tutti e deve comunicare a tutti, su dimensioni magari diverse, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di far arrivare il mio lavoro a più persone. Questo, secondo me, deve essere l’obiettivo principale di chi fa questo mestiere”.

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