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come Schiopetto ha dato inizio all’era del bianco friulano moderno


Articolo tratto dal numero di settembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Ci sono storie del vino legate a vitigni e territori, altre a persone che hanno contribuito ad arricchire l’enorme patrimonio vitivinicolo del nostro Paese. Altre ancora sono divenute un riferimento per chi, ancora oggi, trascorre la propria quotidianità in vigna. Quella di Mario Schiopetto è sicuramente una delle storie più importanti, la cui continuità, assicurata da alcuni anni dalla famiglia Rotolo, ha permesso di tracciare un solco tra ciò che c’era prima e dopo lo ‘stile Schiopetto’.

L’amore per la tradizione

Da selezionatore di vini per l’osteria di famiglia a vero e proprio produttore, Schiopetto ha dato inizio all’era del bianco friulano moderno che trasforma anche la concezione del vino bianco italiano. Prima la modernizzazione dei metodi di produzione, quindi i viaggi in Europa e negli Usa con Luigi Veronelli alla scoperta di altri vignaioli e vini, fino a divenire maestro e mentore di tanti giovani, aprendo loro le porte della sua cantina.

Gesti, momenti, scelte che hanno portato alla nascita del primo Tocai, ma anche all’introduzione di regole ancora oggi fondamentali per la produzione di vino di qualità. Tutto ha avuto inizio a Capriva, un piccolo comune del Collio sulle rive del torrente Versa.

Qui, nel 1970, la Curia aveva ceduto a Mario Schiopetto le vigne posizionate attorno al Palazzo Arcivescovile, rimesse a nuovo e trasformate da terre vecchie e incolte in vigne curate nel dettaglio, lavorando duramente per rendere unici i suoi vigneti e per sfruttare il potenziale di quei terreni di ponca (tipica marna friulana composta principalmente da calcare e argilla).

Con il passare del tempo, Maria Angela, Carlo e Giorgio, figli di Mario, l’hanno affiancato nella gestione dell’azienda, portando avanti questo progetto con sensibilità e rispetto, con amore per la tradizione e autentica passione. Valori ripresi dalla famiglia Rotolo, proprietaria dell’azienda dall’aprile del 2014, rappresentata da Emilio e da suo figlio Alessandro, che hanno deciso di dare continuità al brand Schiopetto preservando e rispettando la filosofia produttiva di Mario.

Un territorio favorevole

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Il valore aggiunto dell’azienda è rappresentato anche da un territorio unico e dai vigneti con un’età media di 40 anni dislocati in quattro zone: Cru di Capriva, cru del Collio dagli eleganti vini bianchi con una estensione di 18 ettari dove vengono coltivati Friulano, Pinot Bianco, Malvasia, Sauvignon, Pinot Grigio e Ribolla Gialla; Cru di Zegla, collina dalla grande forza e carattere, 2,5 ettari dedicati a Friulano e Sauvignon; Cru di Pradis, dove regnano un equilibrio e una raffinatezza che caratterizzano le varietà a bacca bianca di questo piccolo e affascinante angolo di Cormons, uno spazio grande 2 ettari con Friulano e Pinot Bianco.

E infine Cru di Oleis, vigneto nel Podere dei Blumeri, nei colli orientali del Friuli, dove è racchiusa l’anima rossa di Schiopetto con i suoi otto ettari nei quali vengono lavorati Merlot, Refosco, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Sauvignon e Pinot Grigio. Creare vini cercando di cogliere l’essenza della terra e del clima, il carattere delle colline friulane, osservando ogni cosa per entrare in sintonia e armonia con la natura.

L’impegno verso la sostenibilità di Schiopetto

Questa la filosofia di Schiopetto, riscontrabile ancora oggi in ogni settore di un’azienda impegnata nel suo progetto di sostenibilità che va dall’impianto e mantenimento di boschi per la captazione dell’anidride carbonica, controbilanciando con saldo positivo l’inevitabile emissione di CO2, all’uso di prodotti a basso impatto, fino alle caldaie ad alta tecnologia che danno l’autonomia del riscaldamento necessario attraverso il riutilizzo dei materiali legnosi e di scarto delle vigne.

Il tutto impreziosito dalla particolare dislocazione di una cantina moderna e umana, posizionata al centro dei vigneti, tra le pochissime al mondo a essere totalmente circondata dalle proprie vigne. La qualità produttiva di Schiopetto è stata universalmente apprezzata negli ultimi anni da appassionati e addetti ai lavori, anche grazie a riconoscimenti di rilievo internazionale.

I riconoscimenti dell’azienda

James Suckling, per quasi 30 anni senior editor e responsabile della redazione europea di Wine Spectator, ha ripetutamente premiato i vini di Schiopetto, come accaduto con il Mario Schiopetto M, che per le etichette delle annate 2016, 2017 e 2018 ha sempre ricevuto il punteggio di 98/100, mentre l’annata 2020 è stata premiata con 97/100. Risultati di grande rilevanza seguiti da nuovi progetti come Amrità 2020, anch’esso 97/100, un prodotto appena immesso sul mercato, realizzato da una singola vigna di Chardonnay con qualche pianta di friulano all’interno, vino anch’esso molto apprezzato da Suckling.

Il continuo fermento che contraddistingue il lavoro del brand Schiopetto ha portato a ulteriori novità, come avvenuto per la prestigiosa proposta Cassa Mario Collezione, contenente le tre migliori annate
(2016, 2017 e 2018) conservate in cantina e rilasciate sul mercato pochi anni dopo, capeggiate dall’etichetta 2016, inserita tra i 100 migliori vini del mondo. Un prodotto unico e da collezione disponibile da pochissimo sul mercato, che simboleggia il valore di una azienda italiana che ha fatto, e continua a fare, la storia del vino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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