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Alberto Pirelli, l’alfiere responsabile che punta su esg e formazione


Articolo tratto dal numero di settembre 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

“Ogni grande impresa, intesa come ‘cittadino responsabile’, deve giocare un ruolo attivo nel promuovere e trasferire una cultura del business radicata sulla sostenibilità e nel costruire un ecosistema di aziende – grandi, medie e piccole – impegnato su questi temi. Le 95 grandi imprese associate a Fondazione Sodalitas stanno già giocando questo ruolo. Non si tratta solo di un impegno morale e valoriale che comunque ha un ruolo primario, ma anche di migliorare la profittabilità sostenibile dell’azienda e facilitarne l’accesso ai capitali e ai mercati internazionali”.

È il pensiero di Alberto Pirelli, uno dei nomi più importanti del made in Italy, membro di una dinastia che ha segnato la storia industriale di questo Paese. Oggi è un alfiere convinto e proattivo dei processi di sostenibilità anche attraverso la presidenza della Fondazione promossa da Assolombarda nel 1995, prima organizzazione in Italia a spingere la responsabilità sociale d’impresa, grazie alla collaborazione di un gruppo di imprese associate e manager volontari.

Nelle grandi imprese c’è quindi piena consapevolezza del ruolo trainante che possono svolgere anche a livello culturale?
Ritengo di sì. Certo, si tratta di tradurre la consapevolezza in impegno e azioni coerenti. D’altra parte il profitto sostenibile – al quale si contribuisce con investimenti, organizzazione, piani triennali e piani di gestione annuali – si traduce in benefici tangibili sia per l’azienda che per la comunità: sprechi ridotti, processi aziendali trasparenti, migliore produttività e qualità, gamma di offerta sul mercato innovativa e sostenibile, ambienti di lavoro ottimizzati e organizzati per aumentare il benessere degli addetti, accesso al capitale, visibilità mediatica, rapporto con la città e i suoi abitanti.

Un progetto di grande spessore, ma anche con non poche difficoltà. La ‘polverizzazione’ del nostro sistema d’impresa è insieme forza e debolezza.
Il tessuto economico del nostro Paese è fatto di oltre quattro milioni di microimprese con meno di dieci occupati e di poco più di 200mila piccole e medie imprese. Queste realtà occupano l’80% degli addetti e rappresentano il 98% del numero di aziende. Agire su questa rete di stakeholder è fondamentale. Lo sforzo che va fatto è di proporre metodi e indicatori di sostenibilità semplificati, ma sufficienti per dar loro modo di accedere allo status di azienda esg oriented, con il quale, oltre a testimoniare un rapporto sostenibile con la comunità, si aprono svariate possibilità di accesso alla finanza sostenibile. Un po’ come avere un business priority pass. In quest’ottica si inserisce eSG Lab, progetto sviluppato con Sda Bocconi, Enel Foundation e Falck Renewables, che ha identificato un modello semplificato che aiuta le pmi a integrare le logiche di sostenibilità e i principi esg (environmental, social e governance) nelle proprie strategie. Questo rafforza la partnership tra grandi aziende e pmi per rendere riconoscibile la loro performance ambientale e sociale.

In quest’ottica quanto è importante il ruolo di Fondazione Sodalitas, che è già per sua natura ‘cerniera’ fra il mondo delle imprese e le strategie di economia sociale?
Guardando ai prossimi anni, crediamo che sia prioritario investire nel rafforzamento della sostenibilità sociale. Il periodo 2019-22 ha aggravato disuguaglianze e fragilità sociali. La transizione verso le tecnologie sostenibili produrrà effetti momentanei sull’impiego che necessitano soluzioni di mitigazione ben pianificate. Nessuna impresa può chiamarsi fuori dalla responsabilità di farsi carico della situazione, facendo sistema e agendo per uno sviluppo sostenibile ed equilibrato. Fondazione Sodalitas è impegnata a far crescere l’impegno in questa direzione per generare valore sociale.

Quali sono i progetti più rilevanti della fondazione, quelli su cui maggiormente la presidenza Pirelli sarà impegnata?
Priorità assoluta è la capacità del mercato del lavoro di assorbire sia i giovani, sia i lavoratori della fascia da 40 anni in su, orientandoli e formandoli nelle aree professionali che stanno emergendo prepotentemente: information technology, fintech, biotech, agritech, economia circolare ed energie rinnovabili. Abbiamo necessità di addetti formati per il giusto mix di fabbisogni. Oggi non è così. Sodalitas sta affrontando questo problema, assieme a imprese sul territorio in 18 regioni, attraverso percorsi scolastici orientati al fabbisogno professionale futuro. Un’altra priorità è la diversity & inclusion in azienda. Per questo abbiamo promosso e sosteniamo la diffusione della Carta per le pari opportunità, oggi sottoscritta da circa 800 imprese. Una terza linea guida è quella della cooperazione a capo dell’impegno in progetti volti ai bisogni sociali: per esempio, stiamo portando nelle scuole il tema dello spreco alimentare, con il supporto di Banco Alimentare, Assolombarda e Comune di Milano.

Qual è il ruolo delle grandi città come Milano nello sviluppo sostenibile di mobilità, infrastrutture ed economia circolare?
Milano è stata pioniera della sostenibilità grazie alla sua imprenditoria che, a cavallo tra il 1800 e il 1900, già agiva nel rispetto delle persone con cui aveva rapporti di lavoro. Ricordo asili, scuole, assicurazioni malattia, iniziative sportive e sociali volte a generare un bilanciamento tra prestazioni sul lavoro e necessità personali e sociali. Oggi il ruolo delle grandi città è fondamentale per realizzare lo sviluppo sostenibile. Milano ha molteplici iniziative a livello di quartiere, dalla mobilità elettrica alla riqualificazione urbana, fino alla creazione di poli di ricerca di livello mondiale. Siamo i migliori in Europa nel gestire lo spreco alimentare e tra i primi nella rilavorazione di materiale a fine vita. La reputazione di Milano passa e passerà sempre di più attraverso lo sviluppo sostenibile e altamente digitalizzato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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