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a tu per tu con la creatrice del profilo Instagram


Quando ho incontrato per la prima volta la foto della torta viola con la scritta “Non voglio soluzioni, voglio solo lamentarmi” ho pensato a un messaggio in bottiglia lanciato nell’oceano che finalmente aveva trovato il suo destinatario in me. Un po’ come le notifiche quotidiani di Co-star o i graffiti che ti folgorano per le strade, le Ugly Cakes popolano il feed Instagram con la loro sincerità disarmante, i colori pastello e i riccioli cremosi. Il profilo social da 31mila follower di Veronica Boienti è il più influente nel panorama italiano e mentre la sua creatrice si tiene un passo più in là, le sue torte contribuiscono a creare il trend delle torte brutte.

Che poi brutte non sono, ma la definizione permette di addentrarci nel mondo ironico dell’imperfezione, che pareggia il gusto all’estetica. Sono lontani i tempi del food porn, quando i video di dolci golosi e stracarichi di creme intasavano l’internet e la gara era a chi fotografava la fetta più farcita. Sono lontani anche i tempi di Buddy Valastro e il suo programma Il boss delle torte, con quelle creazioni in pasta di zucchero a mille piani, decoratissime ma insapori. Il 2022 è segnato da dolci fotogenici ma non elitari, pensati come delle caption comiche, evolvendo il cake design dell’alta pasticceria e di quella iper commerciale in un nuovo paradigma. Per definire la filosofia dei suoi dolci, Veronica Boienti ama citare Miuccia Prada, suo spirito guida: “Il brutto è attraente, il brutto è eccitante. Per me la ricerca del brutto è più interessante dell’idea borghese di bellezza. E perché? Perché il brutto è umano”.

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Lasciate da parte l’estetica alla Cédric Grolet ma tenetene il gusto, aggiungete una quantità di personalizzazione q.b. Attraverso il profilo delle Ugly Cakes, Veronica Boienti raccoglie le richieste dei suoi follower e crea torte ad hoc a seconda delle richieste, che si possono fare scegliendo gli ingredienti tra le tantissime proposte golose sul sito ufficiale del piccolo laboratorio di Arese. Le basi variano dalla carrot cake alla più classica vaniglia, le farciture si assaggiano nei gusti caramello salato fino alla crema diplomatica, da aggiungere frutta fresca e copertura a piacere, infine la scritta – a patto che sia sincera e racconti qualcosa di noi. Non mancano opzioni vegane, senza lattosio oppure la possibilità di richiedere torte per cerimonie ed eventi speciali. Per conoscere meglio le torte brutte, dobbiamo conoscere Veronica Boienti.

Se fossi una torta brutta quale saresti?

    Una torta autoironica dai toni pastello, quasi sicuramente caldi, con scritto: “COME ME LA VIVO MALE”. Magari la faccio per il mio compleanno.

    Da dove nasce la passione per la pasticceria? Facevi un altro lavoro prima del successo di Ugly Cakes?

      La passione per la pasticceria è nata quando avevo 6 anni e rubavo la pasta frolla cruda a mia zia mentre preparava le crostate. A 17 anni ho trascorso un anno in America come exchange, sembra un paradosso ma lì ho frequentato il mio primo corso di cucina ed ero convintissima che quando sarei tornata avrei iniziato a sfornare coloratissimi cupcakes, in Italia non erano ancora conosciuti.

      Inutile dire che una volta rientrata in patria non ne ho preparato uno neanche per sbaglio. Qualche anno dopo mi sono laureata. Finiti Università e Master – in Comunicazione e Media – ho lavorato in un’agenzia di Milano. Nello stesso periodo durante i weekend ho frequentato corsi di pasticceria; ho deciso di seguire questa strada all’inizio del 2020 ed eccomi qua.

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      Definisci le tue torte brutte ma rispetto a quale standard? Mi sembrano super Instagrammabili

        Ciò che viene comunemente definito ‘brutto’ ritengo sia qualcosa che si discosta dai canoni di bellezza che la società ha costruito negli anni. Il brutto per come lo intendo io è l’autentica bellezza, l’imperfetta perfezione. Non è una foto Instagrammabile a rendere una torta bella, è il processo, è la sostanza, sono le emozioni che suscita in chi la commissiona e chi la riceve. Sono fatte su misura. Nelle mie torte ricerco la semplicità dei sapori di casa, delle torte di nonna, non la simmetria e la precisione estetica.

        Sul sito di Ugly Cakes scrivi che i tuoi dolci sono “una forma di protesta”: rispetto a cosa?

          Vorrei che i miei dolci fossero veicolo di questo messaggio: prendersi meno sul serio. Parliamoci chiaro, i dolci vanno distrutti a morsi, non contemplati. Le persone vanno vissute, non giudicate. In ogni torta che creo c’è un po’ del cliente che la commissiona, le frasi sono spesso irriverenti e ironiche, a volte sopra le righe. Questo non fa dei miei clienti delle persone scorrette ma persone autentiche. È una dolce protesta verso le apparenze, nei dolci come nelle persone.

          La torta più difficile ma soddisfacente che hai mai realizzato qual è stata?

            Ad oggi la torta che più mi ha messa alla prova è stata quella per l’illustratore Quasirosso, la riproduzione della torta di Fata Fauna in La bella addormentata nel bosco. Un’altra è stata la torta ispirata alla giacca firmata Balmain indossata da Lil Nas X ai Grammy Awards 2022. Difficoltà a parte, ogni torta è molto soddisfacente da realizzare.

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